Il narcisismo patologico: come riconoscerlo ed uscire dal trauma affettivo

IL NARCISISMO PATOLOGICO

come riconoscerlo ed uscire dal trauma affettivo

Il narcisismo è un termine un po’ troppo abusato e, il più delle volte, con una connotazione negativa. Quella in cui viviamo è una società fragile, improntata al raggiungimento del successo immediato costruito sull’immagine. Vengono esaltati valori quali bellezza esteriore, denaro e onnipotenza del successo e da una tale visione dell’esistenza, comprensione ed empatia non possono non uscirne ridimensionate.

Un sano narcisismo costituisce una solida base dell’individualità. Consente di sviluppare una sessualità soddisfacente e coniuga l’amore di sé con quello per gli altri. L’individuo dotato di un sano narcisismo riesce più facilmente a provare soddisfazione per le sue azioni, a tollerare le frustrazioni e a sopportare il peso che esse possono comportare.

Narcisismo quindi come componente fondamentale e modo essenziale di essere dell’animo umano. Linfa vitale, agente psichico a fondamento archetipico che viene addirittura prima della nostra esperienza individuale.

Quello che può sfociare in una patologia è il modo in cui l’essere umano vive il narcisismo. Il narcisista patologico presenta una notevole incapacità di provare empatia nei riguardi dell’altra persona. La mancanza di empatia si evidenzia nella richiesta ossessiva di attenzioni e gratificazioni, senza preoccuparsi di dare qualcosa in cambio. Il narcisista patologico è un predatore che maschera la sua vera personalità, è un manipolatore affettivo che inganna e mente. È un Don Giovanni ossessionato da una mania di protagonismo, teatrale e istrionico. Spesso colleziona relazioni multiple per sentirsi “superficialmente importante”, abbandona per non essere abbandonato, agisce attraverso silenzi punitivi e allontanamenti improvvisi senza provare il minimo senso di colpa. Una volta raggiunto il possesso della sua vittima, questa perde di interesse e viene “scartata” senza che il narcisista possa provare il minimo senso di colpa.

Carl Gustav Jung sostiene che la strategia tipica del narcisista manipolante è quella di non voler svelare la sua vera identità. Si nasconde per proteggere la propria fragilità, lascia per non essere lasciato e sente il forte bisogno di controllare e sottomettere il partner. Proprio come il camaleonte, riesce a difendersi, mimetizzandosi e nascondendosi.

Un ambiente affettivo in cui le relazioni sono precarie o distorte, tali da non consentire al bambino la costituzione di una base sicura, priva l’individuo della formazione di quel legame di fiducia che consenta di poter decodificare emozioni e tensioni che da esso scaturiscono. Il narcisista patologico ha vissuto in un ambiente in cui è venuta a mancare l’empatia materna. Non è stato “visto e percepito” come un essere con i propri bisogni, ma come un’estensione del Sé genitoriale e/o come mezzo per la soddisfazione di desideri repressi degli adulti di riferimento. Il narcisista diventa un adulto incapace di godere profondamente, incapace di amare, incapace di modificare la realtà, di stabilire nuovi legami e di cercare nuove soddisfazioni. La scarsa stima di sé va in frantumi alla minima frustrazione, facendolo reagire con esplosione di rabbia spesso distruttiva per sé e per gli altri.

Il narcisista reprime tutto ciò che potrebbe renderlo vulnerabile. Per questo motivo, nega i sentimenti e, in particolar modo, la paura: non si può permettere il lusso di desiderare realmente qualcuno perché questo desiderio lo esporrebbe al rischio di essere lasciato. Per ovviare a tale paura, nega il suo bisogno dell’altro, perché potrebbe venire da questi rifiutato.

Il narcisista non riesce a stare effettivamente in una relazione, si annoia, si sente soffocare e, non appena l’amore esterno colpisce come un fulmine le sue fragilità, scappa e abbandona. La partner (o il partner) viene concepita come un sostituto della figura materna, come la base sicura a cui fare ritorno, una figura che accoglie, consola e che perdona sempre e comunque.

Il narcisista non è disposto a mettersi in discussione. Quello con un narcisista è e rimarrà sempre un rapporto insoddisfacente. Il narcisista non sa che amare ed essere amati è la più grande fortuna che ci possa capitare nella vita. Nessuno gliel’ha insegnato e da adulto si difende assiduamente dalla possibilità di impararlo.

Il narcisista più facile da individuare è quello estroverso, di tipo overt, che ama stare al centro della scena. Istrionico, teatrale, che desidera affermarsi a tutti i costi. Esiste, però, anche un tipo introverso di narcisismo, definito covert. Questo tipo di narcisista si pone come una vittima, ruminando costantemente e mostrando una scarsa autostima. I narcisisti covert ci tengono a presentarsi come delle persone molto sofferenti, identificandosi con la loro storia triste, che diventa un biglietto da visita da esibire agli altri. Il covert si sente una vittima ed è convinto che per lui sia tutto più difficile, mentre gli altri siano tutti fortunati e felici. È convinto di aver diritto ad un trattamento di favore e accade che, la partner ha la sindrome della crocerossina, saranno lusingate da queste confidenze e cercherà di cambiarlo. In realtà, il narcisista non vuole cambiare ma pretende che l’altra lo accetti e lo accolga così com’è. Il narcisista covert è incapace di empatia, è centrato solo sui suoi bisogni e per questo fa sentire la partner in colpa. Di fronte alle richieste della compagna, può adottare un atteggiamento aggressivo. A questo punto può succedere che lei si mortifichi pensando di essere troppo esigente. Perciò, può capitare che, anche se lui non risponde ai messaggi, se disdice gli appuntamenti all’ultimo minuto, lei lasci correre. Molte donne finiscono così per accettare un rapporto sbilanciato, un rapporto che richiede molto ma che da pochissimo. Anche la sfera sessuale ne risente, poiché si concedono quasi come se facessero un piacere all’altra persona. Questo perché sono poco in contatto con il loro aspetto pulsionale, in quanto vivono come pericolosa la perdita di controllo che c’è nell’atto sessuale, nell’abbandonarsi all’altro. Lasciarsi andare all’atto sessuale significa essere in balìa del potere del proprio partner. Per questo motivo molti narcisisti preferiscono una sessualità solitaria.

Quando si vive una relazione con una personalità narcisistica, ci si sente tristi, sottoscacco, spenti. Viene trascurato il proprio corpo e si smette di fare progetti personali, per occuparsi affannosamente del partner narcisista.

Com’è possibile curare un disturbo narcisistico di personalità?

Secondo la psicanalisi, è importante una disillusione graduale, come prassi terapeutica che sposti l’ambizione narcisistica su scopi più realistici, trasformando un mito distruttivo in un mito costruttivo. I miti distruttivi sono caratterizzati da assunzioni inconsce e da coazioni a ripetere, modalità distruttive intessute da un simbolismo carico di istinto di morte. Ogni mito distruttivo è incarnato da una specifica maschera. Il mito distruttivo del narcisista è rappresentato da chi vive la vita in funzione della propria azione, che cela un egoismo che uccide. Il narcisismo patologico è comprensibile anche attraverso il mito del vincitore, cioè il mito di colui che vuole sempre essere il migliore, un desiderio che nasconde il rifiuto del fallimento. In questo contesto, la terapia psicologica deve recuperare alcune qualità, come il perdono, la comprensione, l’accettazione e l’umiltà, sviluppando aspettative più realistiche, che possano contribuire all’accettazione dei propri limiti. L’analisi può aiutare il narcisista a comprendere che la sofferenza che si incontra nella vita non è una sterile sconfitta ma un’opportunità di crescita e di trasformazione. Il lavoro terapeutico con il narcisista richiede una relazione profonda ed empatica, una modalità attiva da parte del terapeuta per favorire i processi di interiorizzazione e di identificazione con una figura genitoriale positiva, per creare un nuovo modello genitoriale da introiettare e per favorire un’autoriflessione sul male inflitto agli altri e a sé stessi. Un terapeuta efficace non dovrà essere mai svalutativo e iperindulgente. Sarà piuttosto lucido e compassionevole. Il narcisista pretende un’attenzione accondiscendente, come tentativo di esorcizzare la sofferenza della solitudine. Sostituisce la realtà interiore con la realtà esteriore. Il terapeuta dovrà fecondare questa realtà interiore vuota, andando ad animarla. Scavare nel passato del narcisismo per far riaffiorare eventuali traumi rimossi non basta; dovrà provvedere all’inserimento di nuovi elementi nella vita della persona, per il raggiungimento di una nuova personalità, generando la coscienza della propria individualità. Ma soprattutto, la terapia dovrà condurre alla riscoperta del mondo dei sentimenti, ossia alla riscoperta del proprio mondo creativo. Sono i sentimenti che innescano i processi trasformativi e l’Eros rappresenta la scintilla che apre la via ai sentimenti interiori. In questo modo si potrà aiutare la persona a superare la corazza inaccessibile che l’ha resa estranea alla vita.

In psicologia non esistono il caso e l’errore. Da ogni esperienza si può imparare qualcosa. Anche nel dolore più profondo sperimentiamo l’arte della trasformazione e della rinascita, affrontiamo noi stessi cercando di comprendere la misteriosa essenza dell’esistenza umana. La psicoterapia aiuta a far luce sui meccanismi inconsci che hanno alimentato quel tipo di relazione e ci conduce ad una conoscenza profonda di noi stessi.

Dott.ssa Stefania Cioffi
Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento junghiano

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